La Fotodinamico si tuffa nel 2019: Cesare Orani parla di passato, presente e futuro della società

Da quasi un decennio mette la sua esperienza e le sue competenze al servizio dei Pirates. Prima in versione Russo, poi in formato Accademia dopo la fusione del 2012 con la Scuola Basket Sestu. Al termine dell’avventura nei campionati nazionali Cesare Orani ha accompagnato, assieme al nutrito gruppo dirigenziale biancoblù, anche la rinascita dell’Accademia, impegnata nella missione di ricostruire per il futuro. Abbiamo chiacchierato con lui su passato, presente e, soprattutto, futuro della società.

Come è ripartito il nuovo corso dell’Accademia?
Vorrei innanzitutto specificare una cosa: l’Accademia Basket non è mai morta. Rispetto all’assetto dell’anno scorso abbiamo registrato l’uscita di due soli dirigenti. Il resto è della compagine societaria è intatto, e prevede ancora la collaborazione di tanti ragazzi che operano dietro le quinte: Pietro Moschetti, Fabio Angioni, Alessandro Laconi, Fabrizio Soro e Andrea Aghedu solo per citarne alcuni. A cambiare, semmai, sono stati gli obiettivi e la filosofia con cui affrontiamo il lavoro sia con il settore giovanile che con la prima squadra.

Quali sono stati i primi nodi che avete sbrogliato?
Due anni di Serie B avevano senz’altro lasciato il segno dal punto di vista economico, e uno dei primi passi da affrontare è stato quello di “bonificare” la società in questo senso. E dopo pochi mesi possiamo dire di essere ormai riusciti nel nostro intento anche grazie a chi ha deciso di restare con noi come Luca Figarini di Fotodinamico. Un altro tema di enorme importanza riguardava poi la riorganizzazione tecnica, e qui l’inversione di rotta rispetto al passato è stata evidente.

Ce la puoi illustrare?
Negli anni precedenti, sia con la Russo che, soprattutto, con la prima “versione” dell’Accademia, la priorità è sempre stata la prima squadra, che nelle intenzioni avrebbe dovuto fare da ipotetico traino per un settore giovanile da costruire pian piano. Per motivi di vario tipo questo non ci è riuscito, allora in estate il gruppo dirigenziale ha sposato con entusiasmo il progetto del presidente Fiorelli, che ha ribaltato totalmente la questione: prima un settore giovanile da curare con costanza negli anni, e poi una prima squadra che, in futuro, vorremmo fosse composta totalmente da giocatori costruiti in casa.

Quanto è stato importante ricominciare avvalendosi del “gemellaggio” con la Scuola Basket Cagliari?
Anche qui abbiamo appoggiato in pieno l’idea del presidente. La Scuola Basket ci ha fornito un nucleo di ragazzi interessanti sui quali costruire la formazione di Serie C. Noi, invece, abbiamo cercato di aiutarli a trovare una casa ospitandoli al PalaMellano. Senz’altro un bell’esempio di collaborazione.

La prima squadra dell’Accademia è stata totalmente rinnovata rispetto allo scorso anno. Scelta o necessità?
Un po’ entrambe le cose. La nostra prima opzione era quella di confermare molti ragazzi, che però, per vari motivi, hanno fatto altre scelte. Ci siamo affidati a pochi “senior”, tra cui il capitano Francesco Musiu, e tanti giovani che, impegnandosi al massimo delle loro possibilità, potranno diventare dei buoni giocatori. In futuro non nascondo che ci piacerebbe schierare una formazione di soli “under” fatti in casa.

In questa stagione sei tornato a occuparti in maniera stabile della prima squadra. Come giudichi fino a ora il campionato dei ragazzi di coach Palmas?
Indubbiamente in maniera positiva. Siamo partiti forte, mentre ora i risultati non ci stanno dando ragione. Ma non vogliamo che i ragazzi si deprimano. Nessuno ha chiesto loro di raggiungere particolari obiettivi di classifica. Devono giocare con il sorriso e la testa sgombra da qualsiasi tipo di pressione.

Sestu è una città particolarmente legata al calcio e al futsal. C’è ancora spazio per una realtà che vuole consolidarsi nel panorama cestistico?
Credo proprio di sì. Soprattutto perché Sestu si sta ingrandendo sempre più. Ci sono tante famiglie che si spostano nell’hinterland, ed è importante farsi trovare pronti a raccogliere questa domanda. Credo che l’egemonia del calcio non sia imbattibile.

Quali sono i prossimi passi del progetto Accademia Basket?
Vogliamo assolutamente fidelizzare gli allenatori del settore giovanile, e qualche passo avanti in questo senso è già stato fatto. La continuità del lavoro è fondamentale. A questo proposito non posso che elogiare il grande impegno di Carlo Zedda. Se i ragazzi che decidono di avvicinarsi alla nostra società sono sempre di più, buona parte del merito è suo. La speranza per il prossimo futuro è quella di affiancare a lui anche degli altri tecnici di provata qualità ed esperienza, e che abbiano anche quel “carisma” necessario a incentivare l’impegno dei ragazzi. Forse sarò troppo nostalgico, ma ho sempre pensato che ci manchi un nuovo Franco Carpineti, tanto per fare un nome.

Qual è, invece, l’obiettivo che vorreste raggiungere nel lungo termine?
Vorremmo consolidare il lavoro nel vivaio fino a raggiungere, unicamente con le nostre forze, delle finali regionali giovanili. E poi, come già ammesso, ci piacerebbe un giorno poter schierare una prima squadra tutta “made in Accademia”.

Sestu, 14 gennaio 2019

Agenzia Uffici Stampa DirectaSport