Il presidente Fiorelli a tutto campo: “La base del basket sardo esiste ancora. La nostalgia va bene, ma senza denigrare l’oggi”

Presente e futuro della Fotodinamico Sestu, ma, più in generale, di tutto il movimento sardo. Mentre la fase a orologio del campionato di Serie C Silver volge alle sue battute conclusive (oggi alle 18 al PalaMellano è in programma il penultimo match, che vedrà i Pirates di coach Palmas affrontare l’Olimpia Cagliari fanalino di coda), abbiamo sentito il presidente Riccardo Fiorelli per una chiacchierata “a tutto campo” sui temi caldi che coinvolgono la società e i tutto il mondo della palla a spicchi in Sardegna.

Manca poco alla fine del campionato: possiamo fare il punto della situazione sulla “rinascita” dell’Accademia Basket?
Come ho detto in altre occasioni, gli anni scorsi la prima squadra impegnava la società in maniera preponderante; quest’anno, invece, pur mantenendo un impegno rilevante con la squadra di Serie C, abbiamo distribuito il nostro lavoro in maniera più equilibrata, aumentando però l’attenzione verso il minibasket e le categorie giovanili. Riscontriamo, infatti, una buona crescita del settore giovanile sia dal punto di vista numerico, sia dal punto di vista qualitativo. I prossimi investimenti dovremo cercare di indirizzarli sulle strutture, continuando poi a migliorare gli aspetti organizzativi e il lavoro sul campo.

Avete già fissato i miglioramenti da apportare in vista della prossima annata?
Abbiamo in programma di intensificare la collaborazione con la Scuola Basket Cagliari, attraverso un’integrazione sempre più forte e una condivisione anche tecnica. A questo proposito vorrei cercare di lavorare insieme a Ermanno Iaci alla costruzione di uno staff tecnico che collabori fino al punto da diventare, in futuro, uno staff unico che lavori su entrambe le società.

Come interverrete, invece, sulla prima squadra?
In accordo con Luca Figarini di Fotodinamico avevamo fatto un progetto formativo della durata di tre anni prima di verificare i risultati sui giovani coinvolti. La squadra sarà, quindi, salvo sorprese, formata da quei giovani che quest’anno hanno dimostrato di aderire al progetto e di condividerne le finalità, con l’inserimento di qualche altro ragazzo di prospettiva e qualche senior che sposi l’idea. Il nostro e il loro impegno sarà indirizzato alla costruzione di giocatori che possano, al termine del percorso, essere competitivi al più alto livello possibile.

Tra Serie B e C Silver c’è una sola categoria di differenza. Eppure, specialmente in Sardegna, il salto tra queste due dimensioni pare enorme.
E’ così, e mi auguro vivamente che la Federazione comprenda quanto sia importante ripristinare in Sardegna quei campionati interregionali che un tempo erano la serie C1 e la serie B2. Questi tornei consentirebbero ai nostri ragazzi di completare la loro formazione con un confronto di alto livello, perchè altrimenti potranno solo giocare per i prossimi quindici anni in serie C regionale contro le stesse 6/8 squadre sarde. E non gli offriamo di certo una brillante prospettiva.


Le criticità non mancano, ma ritieni che sia davvero tutto da buttare nel basket sardo d’oggi?
Direi di no. In questo periodo assisto a un bel fermento nostalgico e leggo spesso considerazioni denigratorie nei confronti della pallacanestro attuale rispetto a quella dell’epoca di chi critica di volta in volta (anni 60, 70, 80 e 90 a seconda dell’età di chi si lamenta). Non vorrei essere frainteso, perciò, a scanso di equivoci, dico innanzitutto che mi piace molto leggere articoli e post sui social o vedere fotografie da amarcord, però non sempre condivido le critiche poste in termini comparatistici col passato. Ci sono oggi condizioni ambientali, sociali e finanziarie molto diverse rispetto ad altre epoche, per cui, come sempre, i paragoni tra passato e presente sono complessi (come lo è quello Gigi Riva/Cristiano Ronaldo o Brunamonti/Cinciarini). Tuttavia sono esercizi divertenti, ma se vogliamo farli non credo che vinca sempre il “passato”. Faccio un solo esempio: si pensi all’anno scorso, quando in Sardegna nel settore maschile c’era una squadra in serie A1 (che qualche anno fa ha vinto lo SCUDETTO e il cosiddetto triplete!!!), una in serie A2 e una in serie B. Non so se sia mai capitato in passato di avere tre squadre nella prima, seconda e terza serie. Però il discorso sarebbe lungo e complesso e, in ogni caso, è bello che si parli di basket nostrano in qualsiasi modo.

Qualcuno sostiene che manchi la “base” di un tempo. Sei d’accordo con questa valutazione?

Può anche essere, ma forse semplicemente se ne parla meno, soprattutto tra le persone oltre gli “-anta”; perchè garantisco che i ragazzi giocano, escono dopo le partite, si ritrovano anche tra avversari, hanno un loro microcosmo, esattamente come accadeva prima, ma semplicemente noi, purtroppo, non possiamo partecipare più. La cosa che noto, piuttosto, è che loro, a differenza nostra, frequentano poco i campi, vanno poco a vedere altre partite.

Sestu, 23 marzo 2019

Agenzia Uffici Stampa DirectaSport